Intervista a Dario Verolino e Tommi Bonvino del Giovinazzo Rock Festival

Il Giovinazzo Rock Festival è un appuntamento fisso nelle estati pugliesi e non solo. È un’occasione di incontro per band locali emergenti e band a livello nazionale e internazionale. Un momento di esibizioni live ma anche di incontro tra gli addetti ai lavori. Dietro le tre serate del Festival ci sta un’organizzazione di un anno, ad opera dei ragazzi volontari GRF. Un lavoro costante e attento alla qualità della musica che si esplica nel Contest alla ricerca di nuove band emergenti e alle serate di live itinerante per la provincia di Bari che coprono 12 mesi l’anno. Noi di Musplan eravamo presenti ai tre giorni baresi. Abbiamo chiacchierato con due degli organizzatori e cuore del GRF, Dario Verolino e Tommi Bonvino.

 



Cosa pensate della scena musicale pugliese? E in rapporto al contesto musicale italiano?

Noi siamo estremamente convinti, per quel che ci riguarda, del fatto che la Puglia sia una terra perfida per quanto concerne la cultura e in particolare modo sulla musica. Molti gruppi musicali hanno fatto strada a livello nazionale. A citarne qualcuno penso a La municipal oppure The Pier che stasera si esibiscono qui al Giovinazzo Rock Festival. Quindi per noi pugliesi è motivo di orgoglio e perciò ogni anno lanciamo il nostro Contest, sebbene non sia un concorso a livello locale ma un contest a livello nazionale. In effetti molti partecipanti vengono da tutta Italia e lo stesso Edy (iscritto tra l'altro a Musplan, nda)  tra i vincitori e band ad esibirsi nel nostro Festival, viene da Roma. Proprio perché noi premiamo la qualità, anche in base alla loro idea artistica. Nella ultima edizione abbiamo selezionato una band in più perché il livello artistico era altissimo, al contrario delle tre solite e cioè una per sera. 

Quali sono le difficoltà che le band con gli addetti ai lavori, all’ ambiente più circoscritto pugliese e quello più allargato nazionale?

La prima difficoltà è geografica, perché la Puglia, ma anche il sud più in generale, è considerata non solo la periferia d’Italia, ma anche dell’Europa. Organizzare un tour è difficoltoso per motivi oggettivi e poi perché, nel corso degli anni siamo stati snobbati come scena musicale. Si preferiscono le città di riferimento che lo sono Roma, Milano, e più a sud al massimo Napoli.

Una difficoltà che ritrovo spesso dal lato degli organizzatori, è la problematicità nel far venire le band da fuori. Di conseguenza per i gruppi locali è difficile confrontarsi con gli artisti non pugliesi, si è infatti più abituati a conoscersi localmente e vedere poco quello che circola nel resto d’Italia e d’Europa. Oggi le distanze sono un po’ abbattute perché per fortuna è il web aiuta molto. Certo che il confronto diretto va sempre meglio.

E gli altri problemi, oltre quello già citato, dal lato degli organizzatori degli eventi?

Spesso si deve rinunciare a qualche gruppo da fuori regione sempre per gli stessi motivi logistici già detti prima. Oppure per motivazioni legate a budget o perché non si riesce a beccare il tour di passaggio. Sono fattori importanti. Spesso non riusciamo a far arrivare tutti i nomi che vorremmo. Il nostro brain-storming ha una lista gigantesca. Ad esempio siamo riusciti a far esitibire per la prima volta in Italia gli Zola Blood, ma non essendo all’interno di un tour ha significato per noi e per loro fare diversi sacrifici di tempo e di denaro. Ma essendo stata una data voluta da entrambe le parti siamo riusciti ad arrivare ad un compromesso. Certo non sempre è così ma ci si prova sempre.

Le istituzioni danno una mano ad affrontare queste problematiche?

Quest’anno ci siamo spostati qui a Bitonto perché c’è stato un bando scritto molto bene chiamato Bitonto città dei festival e il comune da due anni che spinge nella direzione della creazione di festival. Da un lato c’è un aspetto di collaborazione ma dall’altro si fa fatica a far capire che l’investimento nella cultura ritorna poi in circolo sulla città. Molto spesso di trova l’assessore che riesce a capirlo, ma si sa che le amministrazioni cambiano spesso ed è una collaborazione poco duratura nel tempo. La cultura arriva come ultima voce nei bilanci, considerata solo come svago che investimenti sui ragazzi e nell’economia di una città. 

Musplan è una piattaforma che raccoglie artisti emergenti ed organizzatori di eventi / Promoter. Che ne pensi?

Di sicuro è una cosa positiva e un fattore in più. Può aiutare Promoter e quindi l’organizzazione in generale degli eventi, ma può aiutare le band emergenti a suonare di più e anche a farsi conoscere. Siamo contenti di queste novità nel mondo musicale italiano, specie se dotati si tecnologie avanzate e perciò più facili da utilizzare.

Tra le attività di Musplan ci sono l’organizzazione di Contest, la creazione dì podcast sulle scene emergenti di città e prossimamente ci saranno playlist sulle scene emergenti locali. Pensate ad altre attività possibili per facilitare l’incontro tra artisti e Promoter?

Importante è mantenere l’attenzione sulla musica dal vivo e fare in modo che il pubblico capisca più facilmente cosa va ad ascoltare. Aiutare le band a far comprendere la loro posizione e cosa portano dal vivo. Visto che la discografia che conoscevamo non esiste più, bisogna puntare di più sui live ma in maniera seria. Far capire la differenza tra un live studiato e curato nei minimi dettagli e un live buttato lì solo perché si è arrivati ad un certo di numero di contatti in grado di portare il gruppo ad avere più date. Far capire che ci sono artisti che amano e studiano davvero la musica, ma che sopratutto la conoscono in modo approfondito.