Bugo, l’era social e il marketing

Vent'anni di carriera sono volati velocemente per Bugo. Artista emerso dalla scena indie italiana, oggi è un nome di riferimento per molti musicisti che vogliono intraprendere questo mestiere, non sempre facile. Alle prese con la creazione di un nuovo lavoro discografico, Bugo ha iniziato con uno stile rock underground fino a spopolare con l'elettronica di "Nel giro giusto". Un artista che ama reinventarsi, sempre attento a come cambia il mondo musicale conoscendo gli strumenti adatti per farlo.

L'avvento dei social media non l'ha destabilizzato affatto, anzi, ne è sempre più consapevole ed utilizza tutte le strategie attuali per diffondere la sua musica. A cavallo tra gli anni in cui non esistevano nemmeno le mail e l'uso smodato dei social media, Bugo è riuscito a cavalcare l'onda del successo diventando un vero e proprio talentuoso "imprenditore del suo marchio".

Musplan ha rivolto delle domande all'artista per caprine di più.

Ai tuoi esordi, come si comunicava nel mondo dei media per farsi conoscere e fare musica dal vivo?
Il mio disco è del 2000, quindi parliamo di un'epoca pre-internet e pre-social. Si comunicava alla “vecchia maniera”. Io devo tutto al "passaparola". A quei ragazzi che mi hanno visto dal vivo. Il sistema funzionava così. Non c'era tutta questa apertura che hanno i ragazzi di adesso, di potersi inventare un proprio mercato, un marketing, o un business dal niente. All'epoca era tutto basato sul passaggio di voci tra ragazzi appassionati di musica. Da Cerano, in provincia di Novara, mi son trasferito a Milano per cercare di far diventare la mia musica, un vero lavoro. E per fortuna, nel 2002, ho firmato il contratto con l'Universal. Anche a quei tempi, ad esempio, per arrivare a firmare un contratto discografico, ho cercato prima di farmi notare attraverso un passaggio di consegne vocali, tra scambi di numeri durante gli incontri ai live. Mi ricordo ancora quando un manager dell'Universal mi venne a vedere in locale di 20 metri quadrati a Milano. Io ho avuto la fortuna di aver vissuto a cavallo tra l'epoca pre-social e quella attuale. Quindi ho la carica e la faccia tosta di chi ha dovuto sgomitare. Io non ho genitori dell'ambiente. Ho iniziato anche tardi a far musica. Avevo diciannove anni e ho dovuto tirar fuori le unghie e il carattere. In più, mi sono adattato facilmente all'era moderna, dato che mi piace molto usare i mezzi social per far conoscere il mio mestiere.

Quali strategie comunicative utilizzi oggi?
Da una parte, mi aiuta sicuramente il background di conoscenze accumulate con la mia esperienza tra etichette, live e contatti vari. Ma cerco ugualmente di adoperare entrambe le strategie. Se mi serve un contatto professionale, a volte lo trovo via Instagram. E spesso si stupiscono che sia io, come Bugo in persona, a farlo. La cosa bella dei social è che non ci sono più barriere. Una volta era più difficile. Dovevo cercare di conoscere gli addetti del sistema musicale personalmente, oppure, fare in modo di avere un recapito tramite conoscenze comuni e recarmi al loro ufficio. Non c'erano nemmeno le mail. Oggi invece Instagram è il mezzo social che utilizzo maggiormente. È quello che ha creato il business, un nuovo standard di marketing e di comunicazione per chi cerca di promuovere il suo lavoro e farlo crescere. Mi son reso conto negli anni, e adesso ancora di più, che il marketing è alla base di ogni produzione musicale. All'inizio non ci pensavo. Invece oggi, io e il mio staff, abbiamo già preparato un piano di marketing, nonostante io non abbia ancora in previsione un disco. Stiamo cercando dei partner per unire le forze.

Ti sei mai occupato di fare il talent scout di band o il produttore?
Ho prodotto quattro dischi all'inizio della mia carriera. Erano relativi a quattro band che facevano cose molto sperimentali. Tra questi, credo siano ancora attivi gli OVO. Vent'anni fa mi serviva come tramite per crearmi un circolo di conoscenze. Io adoro i giovani e seguo sempre le nuove tendenze musicali. Il mondo dei talent mi affascina. Farei volentieri il ruolo del giudice o del music coach.

Se dovessi scegliere dei gruppi spalla per i tuoi live, ti piacerebbe poter utilizzare una piattaforma digitale in grado di fornirti questo servizio?
Certo. Sono pro tecnologia. Tutto ciò che è nuovo va sempre sperimentato. Sono a favore di queste nuove realtà. Soprattutto se sveltiscono il processo di selezione e ti aiutano ad esempio, a contattare facilmente le band e gli organizzatori di eventi. Mi interessa molto la realtà dei contest di musica emergente, come ad esempio, quello che avete creato con la vostra piattaforma. Se ci fossero delle prospettive interessanti, non avrei problemi ad affacciarmi ad un nuovo mondo di servizi digitali come il vostro.