Atlantico Roma: quando l'imprenditoria musicale è un successo

Non tutti nascono imprenditori. Spesso le capacità sono legate ad una forte determinazione e costanza. Fare impresa nel sistema musicale non è semplice. Anzi, non lo è mai stato. Oggi, vengono richieste tante doti, non basta il titolo di studio. Occorre fare molta esperienza sul campo. Arrivare a gestire una venue di interesse internazionale è frutto di anni di progettazione ed impegno. Parliamo dell'Atlantico di Roma. Un posto efficientissimo sotto ogni aspetto. E non è stato così da sempre.

Con una capienza di oltre 2500 spettatori, l'Atlantico è il locale di punta della movida romana. Nato come rock club, con live di grandi rock band, fino alle ultime tendenze musicali e non solo. Dotata di una ottima strumentazione, la struttura è capace di ospitare altri tipi di eventi, oltre i concerti. Parliamo di spettacoli teatrali, musical, nouveau cirque ed electro-cabaret, gestendo in tutta sicurezza e con il minimo impatto acustico ed ambientale. Musplan ha intervistato l'event manager, Nando Fatelli per capire come possa nascere una carriera di successo e le relative criticità.

 

Ci puoi raccontare come è iniziata la tua carriera nel sistema musicale e come si è evoluto il percorso professionale con l'Atlantico di Roma?

Ho sempre lavorato nella musica a partire dagli anni '90. C'era una forte scena underground. I centri sociali erano molto attivi. Era il modo più facile e immediato per conoscere i musicisti e la musica nuova. Nel tempo ho cercato di farlo in maniera più professionale. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, con una tesi sperimentale di Filosofia, Comunicazione e Acustica, nel 2005, ho seguito un master in Management, Marketing e Comunicazione della Musica alla Sapienza di Roma che mi ha dato una serie di competenze sull'industria culturale con relativi contatti che ho ritrovato in questi anni di lavoro. All'epoca i master erano una rarità e c'erano concrete possibilità di lavorare. Oggi sono principalmente un business del sistema formativo e occorre fare molta esperienza sul campo, se si vuole fare lo stesso percorso lavorativo. Così ho iniziato a lavorare a Roma con varie società di eventi. Una di queste era l'Atlantico. Inizialmente Palacisalfa, un palazzetto dello Sport che, negli anni '90, fu adibito a sala concerti ma non era strutturato nella maniera idonea per quell'attività. Così nel 2007, con l'aiuto di varie società di gestione, l’abbiamo ristrutturato e da lì in poi, non me ne sono più andato. Fra l'altro, in quegli anni, ero in contatto con alcune società che organizzavano eventi in Puglia, tra cui "Musica e Parole" per il Parco Gondar. Dopo il primo anno, mi hanno chiamato i ragazzi del Parco per lavorare direttamente per loro, come direttore di produzione pur mantenendo il ruolo principale come event manager per l'Atlantico, durante l’inverno.

 

Quali sono gli strumenti necessari per far muovere questa macchina operativa?

Già il fatto che la struttura è dotata di tutto il necessario, parte in vantaggio rispetto alla concorrenza. E' richiesta indubbiamente alta professionalità.

Per fare funzionare una struttura del genere, servono almeno una decina di ruoli chiave. Stilando una veloce lista, occorrono almeno due persone per la segreteria di produzione, un direttore tecnico, il service, una ditta di pulizie affiliata, personale di sicurezza e paramedico, agenzie di comunicazione e una società di food&beverage, che è sicuramente parte fondamentale degli introiti.

Da non sottovalutare l'ampiezza della struttura, munita di palco residente. Due punti a favore per esser preferiti ad altri club.

 

Nel testo di presentazione sul sito, leggiamo che "numerosissimi sono gli esempi di eventi live che Roma ha perso e continua a perdere rispetto alle grandi città del Nord, in Italia ed in Europa". Ci puoi chiarire la questione?

Di base ci sono due motivazioni dietro questo ragionamento. La prima è di carattere professionale. Fuori dall'Italia, il lavoro nell'entertainment è strutturato in maniera tale da essere un professione riconosciuta ad ampio titolo.

L'artista estero che viene in Italia, con tutto l'entourage al seguito, non sempre viene accolto nella maniera più efficiente e professionale dalle nostre realtà locali. Però, c'è anche da dire che negli ultimi dieci anni, anche grazie a venue come l'Atlantico e altri professionisti, questo gap si sta superando. C'è meno diffidenza. La seconda motivazione è legata a un aspetto geografico-economico. Da Roma in giù, l'Italia è penalizzata nella gestione delle date da programmare in un tour, soprattutto estero.

Se un artista in tournée, fa una tappa in Francia, molto probabilmente, quando passerà dall'Italia, si fermerà a Milano invece che Roma. E' un discorso non solo di vicinanza kilometrica ma di costi e tempi ridotti. Bisogna calcolare le ore di viaggio, tutto il personale e materiale a bordo che si muove su camion e tourbus, stanchezza, soldi per gli spostamenti e per giunta, un cache ridotto rispetto al resto d'Europa. Quindi è chiaro che si preferisce fare tratte più brevi e meno dispendiose. Per questo il Centro e Sud Italia spesso sono tagliati fuori. Mentre, caso contrario, una volta siamo riusciti ad ospitare i Prodigy al Parco Gondar di Gallipoli, per via di un tour nei paesi dell'Est. Logisticamente era un tragitto migliore, con meno dispendio di denaro ed energie.

 

Puoi raccontarci di Propaganda ?

Fondata dal mio amico e socio Andrew, Propaganda è un network, musica, un brand di abbigliamento e lifestyle. Nata a Roma come etichetta discografica ed organizzazione di eventi, legata al rap underground romano, è approdata a Milano 4 anni fa dove ha costruito ed ampliato il network partendo dal Propaganda Store Milano. Non solo un negozio di abbigliamento esclusivo ma un meeting point di artisti, musicisti e “personaggi” che oggi chiamano influencer…

 

Una piattaforma come Musplan, capace di promuovere e mettere in contatto band e locali, può essere utile per realizzare appuntamenti settimanali di band emergenti o come "opening act" di artisti famosi dell'Atlantico?

In passato ci abbiamo provato con piccole organizzazioni studentesche. A volte ha funzionato, altre volte no. Una piattaforma di questo tipo, con un lavoro di promozione e quant'altro, potrebbe essere utile a curare spettacoli del genere. Magari organizzare contest per band emergenti, oppure la data "0" del tour, fare del co-working. Anche se molto dipende dalla mentalità dei gruppi. In passato ho organizzato contest fino a 20 band e i primi che lasciavano il locale, erano proprio i musicisti non appena finivano di suonare. Si potrebbe creare un "happening" con varie attrattive e con un vero seguito di pubblico. Altrimenti è un rischio d'impresa e nulla di più.

 

Ci sono dei servizi innovativi di cui avresti bisogno ma non sai come reperirli ancora?

Sicuramente si potrebbe migliorare dal punto di vista delle strategie comunicative e le relative tecnologie. E' un mercato in continua evoluzione. E l'innovazione è alla base della concorrenza.