Alkatraz Festival: nuova selezione di band in partenza dal 30 giugno 2018

Alkatraz Management è una realtà consolidata nel panorama della promozione musicale. É una azienda che principalmente fa scouting delle band offrendo successivamente una serie di servizi che vanno dall'ufficio stampa e social media marketing, al booking, fino alla distribuzione discografica e il merchandising.

Alkatraz Management aggiorna ufficialmente il suo roster di band ogni quattro anni. Lo fa attraverso un'accurata selezione live, all'interno di un festival-meeting in più date, lungo il centro-nord Italia. Quest'anno è scattato il conto alla rovescia. Si partirà con la prima tappa, il 30 giugno, allo Stony Pub di Pontassieve (Firenze). Sarà occasione d'incontro tra l'azienda e le band che vogliono proporsi per iniziare una collaborazione insieme. L'invito è esteso anche ai promotori locali, ovvero tutte quelle associazioni culturali che danno spazio alla musica e all'arte, le scuole di musica eccetera. Ce lo siamo fatto spiegare dall'amministratore e direttore artistico dell'Alkatraz Management, Max Montanari.

 

Ci puoi raccontare ulteriori dettagli dell'evento?

Si tratta di una giornata di meeting dedicata alle band che vogliono promuoversi. Loro ci contattano portando il materiale descrittivo dei loro progetti. Durante il meeting facciamo un test di valutazione per capire le loro ambizioni e cosa si aspettano dal management. Successivamente si parte con il live di presentazione. Poi starà a noi la scelta. Durante la serata, presentiamo anche alcune band che fanno già parte del nostro roster. Il 30 giugno, avremo come ospiti, i Revolution Zero, band fiorentina con voce femminile. Fanno un hard rock di stampo anglosassone, cantato in italiano. Della nostra scuderia invece suoneranno i Mikeless (duo grunge con batteria, chitarra e voce) che alternano il grunge anni '90 alla forma cantautorale italiana; e i Progetto Noah (pop-rock cantautorale alternativo) con testi molto poetici ma non banali.

(link evento: https://www.facebook.com/events/227764767824053/)

 

Ci tengo a precisare che il mio roster è composto all'80% da band che cantano in italiano. Credo fortemente che se nel tuo territorio non canti nella tua lingua, non vali niente. Devi far capire la tua musica con la lingua che parli. È più difficile rispetto all'inglese ma è lì che si vede il talento. Quest'anno è il giro di boa. Alcune band con cui ho lavorato, hanno dimostrato di non essere abbastanza preparate dal punto di vista professionale. Quando vedo che gli artisti sono poco concentrati sugli impegni presi o non ci credono abbastanza, preferisco guardarmi attorno. Di solito noi scegliamo progetti con cui fare almeno 3/4 dischi perché, sulla lunga distanza temporale, capisci se una persona ha costanza nel fare questo mestiere oppure no. Ed io ho bisogno di avere persone che ci credano tantissimo.

 

Qual è la prima valutazione che fai su una band?

Quando scelgo di investire su un gruppo faccio due tipi di valutazione. La prestazione dal vivo e quella da social. C'è gente bravissima ad autogestirsi l'immagine nei social ma non ottiene riscontri dal vivo e gente capace di suonare ma che non se la cava davanti a un monitor.

 

Com'è muoversi nel mondo della promozione musicale nell'era del web?

Ci si muove seguendo due strategie differenti. Quella che punta ad ottenere un personaggio ottimo a livello mediatico pur non avendo qualità eccelse (io lo chiamerei più influencer che artista!). L'altra strategia è quella di utilizzare il web per promuovere ciò che la band/artista sa fare meglio, ovvero suonare dal vivo. In questo caso, il web amplifica semplicemente la qualità dei contenuti trasformandola in quantità di like, visualizzazioni e condivisioni. In mezzo c'è il niente. E soprattutto, c'è ancora della gente che aspetta che arrivi il manager a bussare alla porta! Oggi non è assolutamente così. La multimedialità, insegna che l'artista arriva al successo perché il rumorio di tante persone attorno al fenomeno, ha destato l'attenzione dei discografici. Non sempre è per qualità. Ad esempio, Ghali o Young Signorino, sono dei buoni prodotti multimediali (nel bene o nel male che se ne dica). Non è da sottovalutare l'aspetto simpatia che si prova verso un personaggio-influencer e l'effetto rilassante, privo di pensieri, nel vedere i suoi videoclip. Questa abitudine sta dettando le mode musicali del futuro. Oggi non so dire cosa sia di qualità e cosa non lo sia. Ma è giusto dire che molta gente, davvero brava, non arriva da nessuna parte. Ed altra che non vale, arriva molto in alto. È anche vero che oggi, chi punta solo sull'immagine, dura tre mesi e poi non esiste più. Ha molto più senso costruire un percorso che ti porta ad esser considerato un vero artista, dopo dieci anni di lavoro.

 

Quali sono le avversità rispetto al passato?

Facendo riferimento ad un discorso di selezione, ad esempio, ci sono band che mandano link musicali senza spiegare chi sono e il motivo per cui si sono rivolti a noi. Spesso confondono il nostro nome con quello del locale milanese! Poi ci sono band che si propongono a noi parlando male della loro etichetta ed agenzia di booking. Questo è un atteggiamento sbagliatissimo. Perché infondi sospetti nelle persone che stai cercando come nuovi collaboratori che (quasi al 100%) chiameranno il vecchio management della band per chiedere info sul gruppo. Il più delle volte la risposta che ricevo è una serie di impressioni negative sull'operato della band. Mi dicono che sono poco collaborative, ad esempio. Quindi, in sostanza, c'è poca qualità intorno ed è più difficile cercare band valide da supportare e su cui investire.

 

È più facile cercare band o essere cercati?

Nel mio caso, è molto più facile essere cercati. Anche se io so bene cosa cercare e valuto anche la maniera con cui si propongono gli artisti. Il metodo migliore (anche se può sembrare antiquato) è quello di prendere un appuntamento di persona e parlare con i diretti interessati. Da li capisci la determinazione delle persone. A noi non interessa il numero. Noi valutiamo l'idea e l'esibizione live. Facciamo al massimo dieci dischi all'anno. Ho bisogno di avere persone che mi seguano, che siano costanti e che rispettino il reciproco impegno. Oggi un artista deve esserlo a 360 gradi. Ad esempio, è richiesta la cura dei social media e delle relazioni. Non basta solo saper suonare.

 

Qual è la caratteristica che ti fa decidere di seguire una band nel percorso promozionale?

Prima di tutto la band deve crederci talmente tanto da convincermi. La determinazione è l'elemento che mi fa scegliere in mezzo alla massa. Solo così i risultati si raggiungono.

 

Qual è la caratteristica che invece influisce in negativo?

Ciò che non mi piace nelle band è quando si aspettano che il management faccia tutto per loro e al posto loro. Quelle band non mi interessano. Se tu li molli un attimo, loro si bloccano. Sono incapaci e soprattutto non credono nel loro progetto. Un gruppo che ci crede ti sta dietro. Insiste. Un gruppo che pretende soltanto, non va da nessuna parte.

 

Che ne pensi di un sistema come Musplan (che fa scouting e booking delle band)? Potrebbe essere uno strumento utile per la tua attività?

In anni di esperienza lavorativa in questo campo, c'è un problema che ho riscontrato in diverse app che forniscono servizi per band e locali: il gestore di un club, non ha il tempo di utilizzarle. Magari, parte entusiasta dopo averne parlato ampiamente con i programmatori e dopo una settimana non ha nemmeno aperto l'app! Questo è il fulcro del problema di queste applicazioni. Bisognerebbe migliorare il servizio in questo senso. Attenderò con piacere cosa sarà capace di inventarsi Musplan.

 

Cosa ne pensi della “Legge sulla Musica” introdotta dall'Emilia Romagna?

Occorre precisare che in Emilia Romagna ci sono quattro artisti che fanno girare l'economia musicale italiana e sono: Vasco Rossi, Ligabue, Cesare Cremonini e i Nomadi. Soltanto loro quattro, messi insieme, costituiscono il 70% del gettito musicale italiano portando nelle casse dello Stato bei soldoni.

Questo regolamento si rifà alla “legge sulla musica e spettacolo” varata nel dicembre 2015 dall'ex Ministro alla Cultura, Franceschini. Nello stesso periodo, era stata varata anche la “legge Guglielmini” in merito ai limiti sulla gestione degli spettacoli in Italia, che imponeva a tutti i comuni, associazioni e attività, il rispetto di determinate norme di sicurezza, con i relativi permessi e certificazioni varie. Che tradotto significa, mettere continui paletti e sborsare ulteriori soldi per la creazione di un evento. Di conseguenza, il rappresentante legale dell'azienda organizzatrice, doveva assumersene i rischi penali e civili.

La conseguenza è ricaduta a livello nazionale. Solo in Emilia Romagna, erano saltate circa 1400 manifestazioni! Considerato che ci sono circa duecentomila musicisti e che, tra sagre e fiere, c'è tutto un agglomerato di eventi turistici che rappresenta parte importante del pil regionale, si è deciso di creare una forma di tutela, un regolamento che va contro la legge statale in cui l'Emilia Romagna diventa sostituta e garante nei confronti dello Stato, di chi organizza attività e di chi fa musica.

Non è stata ancora approvata al 100%. L'obiettivo finale è quello di creare il “fondo per l'artista” che è un elemento già esistente nel resto d'Europa e consiste nel ricevere, a sostegno dell'attività musicale, circa 400/800 euro mensili. Ciò cambierebbe radicalmente la situazione. Darebbe la possibilità ai professionisti della musica di fare una attività lavorativa concreta, sotto ogni tutela possibile. Come quella pensionistica, ad esempio. Penso che questa legge possa salvare, davvero, la situazione nazionale dell'industria musicale che al momento è catastrofica, rispetto all'estero.

Negli ultimi vent'anni, siamo passati dall'avere 2500 club che proponevano musica live inedita a soli seicento. Di cui: 400 ospitano solo coverband e i restanti 200 sono dei pub dove le band se vogliono suonare devono pagare oppure si devono accontentare di 100 euro in totale con qualcosa da mangiare. Per questo motivo, ho chiesto che vengano favoriti i locali che propongono musica inedita facendo pagare solo un terzo di Siae.

Siamo arrivati al punto che si sta eliminando la musica nei luoghi pubblici. Tutti i comuni fanno leggi contro la musica. Ad esempio a Como è stata eliminata la musica dal vivo in piazza. Possono farlo solo senza amplificatori. A Torino hanno eliminato la musica di strada. Son tutte scelte che stanno determinando il fallimento della musica. Ultimo a contribuirne il declino è il “talent show” dove la figura dell'artista viene sintetizzata nel ruolo di cantante. Non ci sono più band. Meno gente che suona e quindi meno locali per musica dal vivo. I ragazzini guardano i video per sentire la musica ed inevitabilmente si è snaturato tutto.